Cosa mangiare a Ischia

La guida ai sapori, alle tradizioni e ai ricordi di un'isola

Una cena al Tramonto sul Mare
Una cena al Tramonto sul Mare

Tempo di lettura: circa 15 minuti

Ci sono tanti modi per conoscere un luogo. C'è chi visita un museo, chi sale sul punto panoramico più famoso, chi trascorre intere giornate in spiaggia. Poi c'è un altro modo, forse il più autentico: sedersi a tavola.

Se mi chiedessi cosa mangiare a Ischia, probabilmente non inizierei facendoti un elenco di piatti tipici. Ti parlerei delle persone che li preparano, delle famiglie che da generazioni tramandano le stesse ricette e delle stagioni che, ancora oggi, decidono cosa arriverà in tavola. Perché la cucina ischitana non nasce nei ristoranti. Nasce nelle case, negli orti, tra le vigne e nelle barche dei pescatori che ogni mattina escono in mare senza sapere con certezza quale sarà il pescato della giornata.

A Ischia il cibo ha sempre seguito il ritmo della natura. Quando arrivavano le fave era il momento di riunire gli amici, affettare un po' di ventresca fatta in casa o del buon capicollo, aprire una bottiglia di vino rosso e passare qualche ora insieme. A settembre si aspettava con impazienza la vendemmia, i fichi da conservare per l'inverno e i primi funghi di montagna. D'estate bastavano dei pomodori appena raccolti, una mozzarella, un filo d'olio extravergine e una fetta di pane di boccia per preparare uno dei pranzi più buoni che si possano immaginare.

Forse è proprio questo il segreto della cucina ischitana. Non è una cucina nata per stupire con ingredienti costosi o preparazioni complicate. È una cucina che insegna a rispettare quello che la terra e il mare regalano ogni giorno. Qui non si buttava via niente. Il pane raffermo diventava una caponata insieme ai pomodori, alle cipolle, ai fagioli, alle olive e a tutto ciò che la dispensa offriva. Le melanzane si conservavano sott'olio, i fichi venivano essiccati e ogni ingrediente aveva un valore, perché dietro c'erano il lavoro, il sole e il tempo.

Oggi molti parlano di cucina sostenibile. Per i nostri nonni era semplicemente il modo normale di vivere.

Per questo motivo, prima ancora di raccontarti quali sono i piatti che dovresti assaggiare durante una vacanza a Ischia, vorrei invitarti a fare una cosa. Dimentica per un momento le classifiche dei migliori ristoranti e le recensioni lette online. Cerca piuttosto quei sapori che riescono a raccontare davvero quest'isola. Perché il ricordo più bello che porterai a casa potrebbe non essere il piatto più elaborato del viaggio, ma una semplice fetta di pane di boccia strofinata con un po' d'aglio, con sopra un pomodoro maturo schiacciato con le mani, un pizzico di sale e un filo d'olio extravergine.

Se alla fine della vacanza sentirai il desiderio di rifarlo a casa, probabilmente capirai quello che gli ischitani sanno da sempre: alcuni sapori riescono a riportarti in un luogo molto più di una fotografia.

Zuppa di Cozze con crostoni del Gabbiano
Zuppa di Cozze con crostoni del Gabbiano

I sapori che raccontano davvero Ischia

Se dovessi preparare una tavola per raccontarti Ischia, probabilmente non sceglierei soltanto i piatti più famosi. Metterei insieme tutto quello che, negli anni, ha accompagnato la vita degli ischitani. Perché la cucina dell'isola non è fatta solo di ricette, ma di stagioni, di famiglia e di momenti che si ripetono da generazioni.

Troveresti sicuramente il coniglio all'ischitana, il piatto della domenica per eccellenza, quello che riempiva la casa del profumo del sugo fin dal mattino e che ancora oggi rappresenta uno dei simboli più autentici dell'isola. Accanto ci sarebbero gli spaghetti alle vongole, semplici solo in apparenza, capaci di raccontare il mare meglio di qualsiasi altro piatto.

Non mancherebbe il pescato del giorno, perché a Ischia il pesce non si sceglie soltanto dal menu. Si sceglie osservando quello che il mare ha regalato quella mattina. Una pezzogna all'acqua pazza con i pomodorini, una ricciola alla griglia con un'insalata verde, una lampuga in autunno preparata all'acqua pazza, arrostita oppure conservata sott'olio. Ogni stagione porta con sé un pesce diverso e forse è proprio questa la parte più bella della cucina di mare: imparare ad aspettare.

Se ami il pesce crudo, Ischia saprà sorprenderti. Una tartare, un carpaccio o un pesce marinato, serviti praticamente sul mare con un filo d'olio extravergine, un pizzico di sale, qualche goccia di limone se lo desideri e una fetta di pane di boccia, sono una delle esperienze che consiglio sempre a chi visita l'isola. E se nel menu trovi una linguina ai ricci, il mio consiglio è uno solo: ordinala solo dove i ricci vengono usati con generosità. È uno di quei piatti che non ammettono compromessi.

Poi ci sono i piatti che parlano delle case prima ancora che dei ristoranti. Il pane e pomodoro, preparato strofinando uno spicchio d'aglio su una fetta di pane di boccia ancora fragrante, aggiungendo pomodori schiacciati con le mani, olio extravergine e sale. La parmigiana di melanzane, che rimaneva nel forno e diventava irresistibile ogni volta che si passava in cucina con un pezzo di pane. La caponata ischitana, nata quando il pane raffermo non si buttava mai e veniva trasformato insieme a pomodori, cipolle, fagioli, olive e tutto quello che la terra aveva regalato. Piatti semplici, nati dalla necessità, che oggi raccontano meglio di qualsiasi altro il carattere dell'isola.

Ogni stagione ha poi il suo rito. In primavera arrivano le fave, da mangiare in compagnia con la ventresca fatta in casa o con un buon capicollo, un pezzo di provolone e un bicchiere di vino rosso. È uno di quei momenti in cui il cibo diventa soltanto una scusa per stare insieme. In estate sono i pomodori a dominare la tavola. Hanno un profumo che, per chi è nato qui, coincide con quello dell'estate stessa. A settembre arrivano la vendemmia, i fichi da conservare per l'inverno e i primi funghi di montagna, mentre durante tutto l'anno continuano a comparire piatti che seguono semplicemente quello che la natura offre.

Naturalmente non posso dimenticare la Zingara, il panino nato a Ischia e diventato uno dei simboli dello street food dell'isola, né il cornetto ischitano, che per tanti di noi non è mai stato soltanto una colazione, ma il modo perfetto per concludere una serata d'estate insieme agli amici.

E poi c'è il vino. Sarebbe impossibile parlare della cucina ischitana senza un calice di Biancolella, il vitigno che più di ogni altro rappresenta l'isola. Accanto a lui ci sono il Per'e Palummo, storico vitigno a bacca rossa, e la Forastera, insieme a tante altre interpretazioni nate dall'esperienza dei viticoltori ischitani. Le vigne crescono su terreni vulcanici affacciati sul mare e ogni cantina racconta questo territorio con il proprio stile. Personalmente preferisco vini che sappiano di Ischia, più che di frutta tropicale. Mi piace ritrovare nel bicchiere il carattere dell'isola, il suo terreno, il mare e il vento. Tra quelli che porto nel cuore c'è il Frassitelli di D'Ambra, ma Ischia ospita anche etichette premiate a livello nazionale, come il Vigna del Lume di Mazzella, e tante altre cantine che da anni valorizzano questo straordinario territorio.

Se c'è una cosa che vorrei lasciarti dopo aver letto queste righe è questa: non cercare di assaggiare tutto in pochi giorni. Lascia che sia l'isola a guidarti. Chiedi quale sia il pescato del giorno, quale ortaggio è di stagione, quale vino produce quella cantina o quale piatto prepara meglio la nonna del posto. È così che si scopre davvero la cucina ischitana: con curiosità, senza fretta e con il desiderio di vivere ogni tavola come un incontro, non come una semplice cena.

Zucchine alla griglia con olio, aceto e aglio
Zucchine alla griglia con olio, aceto e aglio

Il profumo della domenica

Il coniglio all'ischitana è il piatto che, più di ogni altro, racconta la domenica delle famiglie ischitane.
Il coniglio all'ischitana è il piatto che, più di ogni altro, racconta la domenica delle famiglie ischitane.
Se chiedi a un ischitano quale sia il piatto che gli ricorda casa, molto probabilmente ti risponderà senza pensarci troppo: il coniglio all'ischitana.

Per noi non è soltanto una ricetta. È il profumo che invadeva la casa fin dal mattino della domenica, quando il sugo iniziava a cuocere lentamente e si capiva subito che quel giorno non sarebbe stato come gli altri. Bastava aprire la porta per sapere cosa ci aspettava a pranzo.

Da bambino la domenica aveva un ritmo tutto suo. Ci si svegliava con calma, qualcuno andava a comprare il pane, qualcun altro apparecchiava la tavola e dalla cucina arrivava quel profumo che ancora oggi riesce a riportarmi indietro nel tempo. Ogni famiglia aveva le proprie abitudini, ma una cosa non cambiava quasi mai: il pranzo della domenica era il momento in cui tutti si ritrovavano.

Il coniglio cuoceva lentamente insieme ai pomodorini, all'aglio e alle erbe aromatiche, mentre il sugo diventava sempre più ricco. E quel sugo aveva già un destino preciso. Sarebbe servito per condire i bucatini, che arrivavano in tavola prima del coniglio. Per noi era naturale. Pasta e coniglio non erano due piatti diversi, ma due momenti dello stesso pranzo.

Poi arrivava il secondo. Ognuno aveva il suo pezzo preferito e iniziavano le piccole discussioni che ogni famiglia conosce bene. C'era chi aspettava le patatine fritte per raccogliere il sugo rimasto nel piatto, chi prendeva un altro pezzo di pane per fare la scarpetta e chi, anche quando diceva di essere sazio, trovava sempre un po' di spazio per un altro boccone.

Mia madre e mia nonna preparavano un coniglio all'ischitana che, almeno per me, resterà sempre irripetibile. Non perché seguissero una ricetta segreta, ma perché in cucina mettevano qualcosa che nessuna ricetta può spiegare. Tempo, pazienza e amore. Sono convinto che sia questo l'ingrediente che rende speciali tanti piatti della nostra tradizione.

Le origini del coniglio all'ischitana raccontano anche una parte della storia dell'isola. Per secoli il coniglio ha rappresentato una risorsa preziosa per molte famiglie. Prima veniva catturato nelle campagne, tra il terreno tufaceo e le cavità naturali, poi si è diffusa l'abitudine di allevarlo nelle case. Era un animale che permetteva di portare in tavola un pranzo importante anche senza grandi disponibilità economiche. Col tempo è diventato il simbolo della cucina ischitana.

Ogni famiglia conserva ancora oggi la propria versione. C'è chi aggiunge qualche aroma in più, chi preferisce una preparazione più essenziale e chi difende la ricetta tramandata dai nonni senza cambiare una virgola. Ma tutte hanno una cosa in comune: il rispetto per un piatto che continua a raccontare l'identità dell'isola.

Se sarà la tua prima volta a Ischia, il mio consiglio è semplice. Non ordinare il coniglio soltanto perché è il piatto tipico. Ordinalo con il tempo giusto. Condividilo con le persone che sono sedute al tuo tavolo, accompagnalo con un buon bicchiere di Biancolella e lascia che il pranzo segua il suo ritmo.

Perché il coniglio all'ischitana non si mangia soltanto. Si vive.

"Il coniglio all'ischitana racconta la domenica degli ischitani, le tavole di famiglia e quei pranzi che sembrano non finire mai. Ma Ischia cambia continuamente volto insieme alle stagioni. Se il coniglio appartiene ai ricordi della casa, c'è un piatto che, più di ogni altro, profuma d'estate e di mare."

Spaghetti Vongole Veraci e Taratufi
Spaghetti Vongole Veraci e Taratufi

Il sapore dell'estate

Se il coniglio all'ischitana è il profumo della domenica, gli spaghetti alle vongole sono il sapore dell'estate.

Sono uno di quei piatti che non hanno bisogno di presentazioni. Ti basta vedere arrivare quel piatto fumante, con il profumo dell'aglio, del prezzemolo e del mare, per capire che sei in vacanza.

Per me gli spaghetti alle vongole raccontano due momenti completamente diversi della giornata. Il primo è il pranzo, magari dopo una mattinata trascorsa in spiaggia. Hai ancora i capelli bagnati, la pelle sa di salsedine e il costume si sta asciugando al sole. Ti siedi senza fretta, ordini un bicchiere di Biancolella ben fresco e aspetti che arrivi quel piatto semplice che, ogni volta, riesce a mettere tutti d'accordo.

Il secondo momento è la sera. Ti cambi, esci quando l'aria inizia finalmente a rinfrescarsi e scegli un tavolo affacciato sul mare. Il sole sta scendendo lentamente verso l'orizzonte, il cielo cambia colore minuto dopo minuto e davanti a te arriva un piatto che sembra racchiudere tutta l'essenza dell'isola. Sono quelle cene che difficilmente ricorderai per il conto. Le ricorderai per il tramonto, per le persone sedute accanto a te e per quella sensazione di benessere che solo Ischia riesce a regalare.

Spaghetti Vongole Veraci e Taratufi
Spaghetti Vongole Veraci e Taratufi

La ricetta, in fondo, è molto più semplice di quanto si possa immaginare. Aglio, olio extravergine, prezzemolo, qualche pomodorino appena sufficiente a dare colore e delle ottime vongole. Tutto il resto lo fanno la qualità della materia prima e l'esperienza di chi cucina.

Ed è proprio questo uno dei segreti della cucina ischitana. Quando gli ingredienti sono davvero buoni, non hanno bisogno di essere coperti. Hanno bisogno soltanto di essere rispettati.

Naturalmente gli spaghetti alle vongole sono solo uno dei tanti modi per raccontare il mare. Ogni giorno i pescatori rientrano con quello che il mare ha deciso di offrire e sono proprio quei prodotti a suggerire i piatti migliori della giornata. Per questo, se posso darti un consiglio, non chiedere quale sia il piatto più famoso. Chiedi quale sia il pescato del giorno. È una domanda semplice, ma spesso è quella che ti regalerà le sorprese più belle.

"Gli spaghetti alle vongole sono forse il modo più semplice per raccontare il mare, ma rappresentano soltanto una piccola parte di quello che ogni giorno arriva sulle tavole dell'isola. Il mare, infatti, qui non segue il menu. È il menu che segue il mare."

Quando il mare decide il menu

C'è una differenza che si nota subito tra chi vive il mare e chi lo osserva soltanto durante le vacanze.

Chi vive il mare sa che non tutti i giorni sono uguali.

Ci sono giornate in cui arrivano splendide pezzogne, perfette da preparare all'acqua pazza con pomodorini, aglio e prezzemolo. Altre in cui la ricciola è protagonista e basta una griglia ben calda, un filo d'olio extravergine, qualche goccia di limone e un'insalata verde per trasformarla in un piatto straordinario. Quando arriva la stagione delle lampughe, tra settembre e ottobre, molti ischitani la aspettano con entusiasmo. È ottima all'acqua pazza, arrostita oppure conservata sott'olio secondo una tradizione che in tante famiglie continua ancora oggi. E poi c'è il tonno, meraviglioso sia crudo che appena scottato, oppure protagonista di grandi primi piatti.

Non esiste un pesce migliore degli altri. Esiste il pesce giusto nel momento giusto.

È questa la filosofia che, secondo me, rende speciale la cucina di mare dell'isola.

Crudi di Mare del Gabbiano
Crudi di Mare del Gabbiano

Il mare si mangia anche crudo

Negli ultimi anni il pesce crudo è diventato una moda un po' ovunque, ma a Ischia è qualcosa di diverso. Se il pesce è davvero fresco, mangiarlo quasi al naturale è il modo migliore per apprezzarlo. Se ami il mare, concediti almeno una volta una cena in un ristorante affacciato sull'acqua. Scegli un tavolo da cui poter vedere il tramonto e inizia con una tartare, un carpaccio o un pesce marinato. Non servono preparazioni complicate: un filo di ottimo olio extravergine d'oliva, un pizzico di sale, qualche goccia di limone se ti piace e una fetta di pane di boccia sono più che sufficienti. Quando la materia prima è eccellente bisogna avere il coraggio di lasciarla parlare.

Tra i piatti che preferisco ci sono anche le linguine ai ricci di mare, ma qui ti do un consiglio da ischitano. Ordinale soltanto in quei ristoranti che usano davvero i ricci in abbondanza. È uno di quei piatti che non possono essere preparati a metà: se il sapore dei ricci non è il protagonista, è meglio scegliere qualcos'altro. Non avere paura di chiedere sempre quale sia il pescato del giorno. Chi lavora il mare ogni giorno saprà consigliarti molto meglio di qualsiasi menu.

Il mare, qui, decide ancora cosa si mangia.

"Eppure, per quanto il mare sia protagonista della nostra cucina, ci sono sapori che raccontano Ischia ancora meglio di un grande piatto di pesce. Sapori semplicissimi, che trovi ogni giorno sulle tavole delle famiglie ischitane e che, proprio nella loro semplicità, custodiscono l'anima dell'isola."

Pane di Boccia per le ZIngare con mayo
Pane di Boccia per le ZIngare con mayo

Il pane che racconta Ischia

C'è un alimento che accompagna praticamente ogni tavola ischitana e che, più di tanti piatti famosi, racconta il carattere dell'isola. È il pane di boccia. Per molti è semplicemente un pane, ma per chi è cresciuto qui rappresenta un'abitudine quotidiana che profuma di casa.

Solo crescendo ho capito quanto fosse speciale. Ancora oggi esistono panifici che continuano a lavorarlo seguendo gesti tramandati da generazioni. Mi ha sempre colpito una cosa: non si parlava di chili o di grammi come succede oggi. Gli ingredienti venivano misurati con gli stessi recipienti utilizzati da sempre. Si aggiungevano dieci recipienti di farina, uno di sale e così via. Più che una ricetta era esperienza, memoria e occhio.

Quel pane accompagna tutto: il coniglio, il pesce, la parmigiana, i salumi. Ma secondo me dà il meglio di sé in uno dei piatti più semplici che esistano.

Pane e pomodoro.

Se hai la fortuna di conoscere una nonna ischitana, chiedile di preparartelo. La vedrai prendere una fetta di pane di boccia, passarci sopra uno spicchio d'aglio per profumarlo appena, schiacciare con le mani un pomodoro maturo, aggiungere sale, olio extravergine e, se ci sono, qualche melanzana sott'olio fatta in casa. Finisce tutto qui.

Eppure in quella fetta di pane c'è un mondo intero.

I pomodori, soprattutto quelli coltivati nella zona di Citara, hanno un profumo che ancora oggi associo all'estate. Non so dirti se sia merito del terreno vulcanico, del sole che li accompagna per tutta la giornata o del calore che arriva anche dal sottosuolo di un'isola termale come Ischia. So soltanto che quando senti quel profumo capisci subito dove ti trovi.

Ed è forse questo il segreto della cucina ischitana. Farti capire che, a volte, un grande ricordo nasce da tre ingredienti messi insieme con amore, e non da un piatto complicato.

Crudi di Mare del Gabbiano
Crudi di Mare del Gabbiano
Ci sono piatti che riescono a evocare una stagione ancora prima del primo assaggio, e gli spaghetti alle vongole sono uno di questi. Per un ischitano non rappresentano soltanto uno dei piatti simbolo della cucina di mare, ma il sapore stesso dell'estate.

A pranzo raccontano una giornata trascorsa in spiaggia. Hai ancora i capelli umidi di salsedine, l'asciugamano legato in vita mentre il costume si asciuga al sole e davanti a te un calice di vino bianco ben fresco. Si mangia senza fretta, ma con la voglia di tornare presto in acqua per un ultimo bagno o per lasciarsi cullare ancora qualche minuto dalle onde.

La sera, invece, l'atmosfera cambia completamente. Una camicia di lino, un abito leggero, la pelle ancora calda dopo una giornata di sole e una tavola affacciata sul mare, mentre l'aria diventa più fresca e il tramonto lascia lentamente spazio alla notte. Gli spaghetti alle vongole accompagnano perfettamente entrambe queste immagini, perché racchiudono tutta la semplicità e l'eleganza della cucina ischitana.

Anche le vongole hanno una loro storia. Le vongole veraci sono apprezzate per la loro consistenza morbida e il gusto delicato, mentre le vongole tozze, se cucinate con esperienza, sanno regalare risultati altrettanto sorprendenti. Come accade spesso nella cucina di Ischia, la differenza non dipende dalla complessità della ricetta, ma dalla qualità della materia prima e dalla sensibilità di chi la prepara.

La ricetta tradizionale richiede pochi ingredienti: aglio, prezzemolo fresco, qualche pomodorino appena sufficiente a colorare il sugo e un ottimo olio extravergine d'oliva. Molti cuochi scelgono di sfumare con il vino bianco, ma quando le vongole sono davvero eccezionali c'è chi preferisce rinunciarvi, lasciando che sia il loro sapore a raccontare il mare senza alcuna interferenza.

"Il pane di boccia non è soltanto il compagno perfetto di tanti piatti. È anche il simbolo di una cucina che ha sempre avuto un enorme rispetto per ciò che arrivava sulla tavola. Una cucina dove quasi nulla veniva sprecato."

Una cucina che non sprecava niente

C'è una cosa che mi ha sempre colpito ripensando alla cucina dei miei nonni. Nessuno parlava di sostenibilità, di recupero degli alimenti o di economia circolare, eppure vivevano già in questo modo senza nemmeno rendersene conto. A Ischia buttare il cibo era quasi un dispiacere. Dietro ogni pomodoro c'erano mesi di lavoro nell'orto, dietro una pagnotta c'erano il fornaio, il grano e il tempo necessario per prepararla. Ogni ingrediente aveva un valore e proprio per questo si cercava sempre un modo per utilizzarlo fino in fondo.

È da questa filosofia che nasce anche la caponata ischitana. Quando il pane di boccia iniziava a diventare raffermo nessuno pensava di buttarlo. Veniva spezzettato e condito con pomodori, cipolle, fagioli, olive, olio extravergine e tutto quello che la stagione aveva regalato. Ogni famiglia preparava la propria versione e forse era proprio questo il bello: non esisteva una ricetta perfetta, esisteva la cucina di casa.

Lo stesso succedeva con le melanzane, conservate sott'olio per accompagnare il pane durante l'inverno, oppure con i fichi lasciati essiccare al sole per poterli ritrovare anche nei mesi più freddi. Ogni stagione lasciava qualcosa in eredità a quella successiva e la cucina seguiva semplicemente il ritmo della natura.

In primavera, invece, arrivavano le fave. Per molti ischitani erano l'occasione per ritrovarsi con gli amici, aprire una bottiglia di vino rosso, affettare un po' di ventresca fatta in casa o del buon capicollo, aggiungere un pezzo di provolone e sedersi insieme senza guardare l'orologio. Più che un pranzo era un rito che si ripeteva ogni anno e che ancora oggi continua a far parte della vita dell'isola.

Forse è questo che rende speciale la cucina ischitana. I piatti non sono mai stati soltanto cibo. Sono sempre stati un modo per stare insieme.

"In fondo, questa filosofia nasceva da una semplice abitudine: cucinare quello che la terra offriva in quel preciso momento. A Ischia non si è mai cercato di anticipare le stagioni. Si è sempre preferito aspettarle."

Aspettare la stagione giusta

Una delle cose che ho sempre amato di Ischia è che qui non si è mai perso il piacere dell'attesa. Oggi siamo abituati a trovare tutto in qualsiasi periodo dell'anno, ma quando ero bambino era diverso. Ogni stagione portava con sé qualcosa che aspettavamo con entusiasmo e proprio quell'attesa rendeva ogni sapore ancora più speciale.

In primavera arrivavano le fave. Bastava questo per organizzare una tavolata con gli amici o con la famiglia. Si mangiavano appena raccolte, accompagnate dalla ventresca fatta in casa o da un buon capicollo, un pezzo di provolone, il pane di boccia e un bicchiere di vino rosso. Più che un pranzo era una scusa per stare insieme. Si parlava, si rideva e nessuno aveva fretta di alzarsi da tavola.

Con l'estate cambiavano completamente i colori della cucina. Era il momento dei pomodori migliori, soprattutto quelli coltivati nella zona di Citara, dove il sole li accompagna per gran parte della giornata. Ancora oggi non saprei dire se il loro sapore dipenda soltanto dal terreno vulcanico, dalla brezza del mare o anche dal calore che arriva dal sottosuolo di un'isola termale come Ischia. So soltanto che hanno un profumo che non ho mai ritrovato da nessun'altra parte. Bastavano loro, una mozzarella arrivata fresca dalla terraferma, un filo di olio extravergine e una fetta di pane di boccia per preparare uno dei pranzi più buoni dell'estate. Oppure le zucchine dell'orto cucinate con cipolle e uova, i fiori di zucca ripieni di ricotta e tutte quelle ricette semplici che ancora oggi raccontano la nostra terra meglio di tanti piatti elaborati.

A settembre sembrava quasi che tutta l'isola cambiasse ritmo. Arrivava il tempo della vendemmia, dell'uva destinata a diventare vino, dei fichi lasciati essiccare al sole per conservarli durante l'inverno e delle prime lampughe, uno dei pesci che preferisco. All'acqua pazza, arrostite con un filo d'olio e limone oppure conservate sott'olio, erano uno dei sapori che aspettavo con più entusiasmo. Nello stesso periodo iniziavano a comparire anche i primi funghi di montagna. C'è chi li ama semplicemente alla griglia, chi li usa per condire la pasta e chi li trasforma in un ottimo risotto.

Ci sono poi prodotti che oggi sono diventati più difficili da trovare, ma che fanno ancora parte della memoria gastronomica dell'isola. Penso ai fagioli zampognari, protagonisti di zuppe ricche e nutrienti che per molti ischitani hanno ancora il sapore dell'infanzia. Oppure a tutti quei piatti preparati con quello che offriva l'orto, senza bisogno di cercare ingredienti provenienti da lontano. La cucina ischitana è sempre stata profondamente legata alla sua terra e ha sempre seguito il ritmo della natura.

Forse è proprio questa la differenza tra la cucina ischitana e tante altre cucine. Qui non abbiamo mai cercato di avere tutto subito. Abbiamo sempre aspettato che fosse la natura a decidere il momento giusto.

Aspettiamo le fave in primavera, perché sappiamo che mangiate fuori stagione non avranno mai lo stesso sapore. Aspettiamo i pomodori dell'estate, quelli che profumano ancora di sole. Aspettiamo settembre per la vendemmia, per i fichi e per le lampughe. Aspettiamo i funghi dopo le prime piogge e aspettiamo il mare quando decide di regalarci il pescato migliore.

Ogni stagione porta con sé qualcosa da desiderare e forse è proprio questo il segreto. L'attesa rende tutto più buono.

Oggi possiamo trovare quasi ogni ingrediente in qualsiasi mese dell'anno, ma credo che ci siamo persi una parte del piacere. Quando sai che un prodotto sarà disponibile solo per poche settimane, impari ad apprezzarlo davvero. È un po' come aspettare una persona a cui vuoi bene: quando finalmente arriva, la gioia è molto più grande.

"E quando ogni stagione portava finalmente i suoi frutti, sulla tavola compariva quasi sempre anche un altro protagonista. Perché a Ischia il vino non accompagna semplicemente il cibo. Accompagna il tempo, le conversazioni e i ricordi."

Il vino che racconta l'isola

Se c'è una cosa che non dovrebbe mai mancare su una tavola ischitana è una bottiglia di vino dell'isola. Non importa che sia un pranzo in famiglia, una cena tra amici o un tavolo affacciato sul mare al tramonto. Il vino, qui, non serve soltanto ad accompagnare il cibo. Serve ad accompagnare il tempo.

La Biancolella è il vitigno che più di ogni altro rappresenta Ischia. È il vino che consiglio quasi sempre a chi visita l'isola per la prima volta, soprattutto se a tavola ci sono il pescato del giorno, gli spaghetti alle vongole o una selezione di crudi di mare. Poi c'è il Per'e Palummo, uno dei grandi rossi della nostra tradizione, e la Forastera che, insieme alla Biancolella e ad altri vitigni, contribuisce a creare vini che raccontano sfumature diverse dello stesso territorio. Le nostre cantine hanno imparato nel tempo che, proprio come accade in cucina, anche il vino trova spesso il suo equilibrio migliore quando più uve si incontrano.

Forse il segreto di questi vini è proprio il luogo in cui nascono. Le vigne crescono su una terra vulcanica, sospese tra il mare e il sole. C'è chi dice che sia proprio questa combinazione a regalare ai vini di Ischia il loro carattere. Io non so spiegarti esattamente cosa accada sotto questa terra, dove da secoli l'isola custodisce il suo cuore termale, ma sono convinto che tutto contribuisca a rendere unico quello che trovi nel bicchiere.

Una cosa, però, la so con certezza. Personalmente preferisco i vini che sanno di Ischia. Mi piace sentire la mineralità, la freschezza, la sapidità del mare. Non sono mai stato un amante dei vini che vengono descritti con profumi di banana, mango o frutti tropicali. Saranno anche caratteristiche ricercate da molti, ma io, quando bevo un vino ischitano, voglio ritrovare questa terra, non un frutto che qui non cresce.

Tra quelli che porto nel cuore c'è sicuramente il Frassitelli della cantina D'Ambra, un vino che ogni volta mi ricorda l'isola. Ma Ischia può contare su tante aziende che da anni lavorano con grande passione e che hanno ottenuto riconoscimenti importanti anche a livello nazionale. Penso, ad esempio, al Vigna del Lume della cantina Mazzella e a tante altre realtà che continuano a dimostrare quanto questo piccolo territorio possa produrre vini di altissima qualità.

Il consiglio che mi sento di darti è molto semplice. Quando ti siedi al ristorante, non chiedere subito la carta dei vini. Chiedi invece quale vino dell'isola si abbina meglio a quello che hai scelto. Lasciati guidare da chi lo conosce e concediti il tempo di berlo con calma. Un bicchiere di Biancolella davanti al mare, mentre il sole tramonta e il rumore delle onde accompagna la cena, non è soltanto un buon abbinamento. È uno di quei ricordi che, una volta tornato a casa, ti farà venire voglia di tornare a Ischia.

Il tradizionale panino Zingare ischitano
Il tradizionale panino Zingare ischitano

"Se il Biancolella accompagna una cena davanti al mare, ci sono altri sapori che hanno il compito di chiuderla. Sono quelli che arrivano quando il tavolo ormai è quasi sparecchiato, la conversazione continua senza fretta e nessuno ha davvero voglia di salutarsi. È in quel momento che, molto spesso, compare una bottiglia tirata fuori dal congelatore."

I sapori che ti riportano a Ischia

Ogni viaggio lascia qualcosa dentro di noi. A volte è una fotografia, altre volte è una passeggiata al tramonto o il ricordo di una persona conosciuta durante la vacanza. A Ischia, però, spesso il ricordo più bello ha anche un profumo e un sapore.

Quando arriva il momento di tornare a casa, molti si chiedono cosa portare con sé. C'è chi compra una calamita, chi una cartolina e chi riempie il telefono di fotografie. Io, invece, credo che i regali più belli siano quelli che riescono a riportarti sull'isola anche dopo mesi, semplicemente aprendo una bottiglia.

Per questo il Rucolino e il liquore alla Piperna sono diventati due dei simboli più autentici di Ischia. Nascono da profumi che appartengono a questa terra e, per tanti ischitani, rappresentano il modo più bello per concludere una cena tra amici. Appena tornati a casa finiscono quasi sempre nel congelatore. È una piccola tradizione che si tramanda da anni. Non ghiacciano e, serviti ben freddi, riescono a sprigionare tutto il loro carattere.

C'è poi il limoncello, un liquore che oggi viene associato a tutta la Costiera e al Golfo di Napoli. Molti ischitani raccontano da sempre che le sue origini siano legate anche alla nostra isola e, ancora oggi, questo è motivo di orgoglio e di discussione. Al di là della sua storia, una cosa è certa: un buon limoncello, servito ghiacciato dopo cena, continua a essere uno dei modi più piacevoli per salutare gli ospiti.

Personalmente ho sempre preferito il Rucolino e la Piperna. Mi piace il loro profumo intenso, che richiama le erbe spontanee della nostra terra e quella macchia mediterranea che accompagna tante passeggiate sull'isola. Sono liquori dolci, è vero, e proprio per questo vanno gustati senza esagerare. Ma quando arrivano a fine cena, dopo una lunga serata trascorsa a parlare, ridere e mangiare bene, sembrano quasi il punto finale perfetto.

In fondo, è questo il bello delle tradizioni. Non sono fatte soltanto di ricette o di ingredienti. Sono fatte di piccoli gesti che si ripetono nel tempo. Una bottiglia tirata fuori dal congelatore, i bicchierini appoggiati sul tavolo, qualcuno che propone un ultimo brindisi prima di salutarsi e quella frase che si sente spesso nelle case ischitane: "Dai, uno solo... poi andiamo."E puntualmente nessuno si alza subito. Si continua a parlare ancora qualche minuto, perché le serate più belle sono proprio quelle che nessuno ha voglia di far finire.

Se un giorno, tornando a casa, aprirai una bottiglia di Rucolino, di Piperna o di limoncello per offrirla agli amici, probabilmente non starai servendo soltanto un liquore. Starai raccontando un pezzo della tua vacanza a Ischia.

"La cucina di Ischia, però, non vive soltanto attorno alle tavole di casa, ai pranzi della domenica o alle lunghe cene sul mare. Esiste anche un'altra Ischia, quella più spontanea e spensierata, fatta di passeggiate sul lungomare, serate con gli amici, risate fino a tardi e piccoli rituali che, con il passare degli anni, sono diventati parte della vita dell'isola. Alcuni di questi sapori non nascono nelle cucine delle nonne, ma sono riusciti comunque a conquistare un posto speciale nel cuore di chi è cresciuto qui."


Le notti d'estate hanno un sapore speciale

Ci sono sapori che appartengono ai pranzi della domenica e altri che, invece, raccontano le serate d'estate. Se sei cresciuto a Ischia, probabilmente sai già dove voglio arrivare.

Dopo una giornata trascorsa al mare, una cena con gli amici e una lunga passeggiata sul corso o sul lungomare, la serata raramente finiva tornando subito a casa. C'era sempre tempo per un'ultima chiacchierata, una risata in più e, molto spesso, qualcosa da mangiare.

Tra le cose che non puoi lasciare Ischia senza aver assaggiato c'è sicuramente la Zingara. Qualcuno potrebbe definirla semplicemente un toast, ma sarebbe come dire che la pizza è solo pane con il pomodoro. La Zingara è uno dei simboli gastronomici dell'isola e da quasi cinquant'anni accompagna generazioni di ischitani e di visitatori.

Nata a Ischia Ponte nel 1977, è diventata molto più di uno spuntino. Per tanti ragazzi della mia generazione rappresentava una tappa obbligata dopo una serata trascorsa con gli amici. Per altri era il pranzo perfetto dopo una mattinata al mare oppure una cena veloce quando si aveva voglia di qualcosa di semplice ma capace di mettere tutti d'accordo.

Il suo segreto non è mai stato la complessità. Pane tostato, prosciutto crudo, fiordilatte, pomodoro, insalata, maionese, un filo d'olio extravergine d'oliva, un pizzico di sale e di origano. Ingredienti che tutti conoscono ma che, messi insieme con il giusto equilibrio, hanno dato vita a uno dei panini più famosi della Campania.

Ancora oggi ogni ischitano ha la sua Zingara preferita. Cambia il locale, cambia qualche dettaglio, ma il ricordo resta lo stesso.

E quando la serata sembrava davvero finita, spesso c'era ancora un'ultima tappa.

Il cornetto ischitano.

Per molti turisti è semplicemente una colazione. Per tanti di noi, invece, è sempre stato il modo perfetto per salutare la notte. Ricordo ancora quando, dopo una serata con gli amici, si aspettava l'uscita della nuova infornata. L'aria profumava di burro, il cornetto era così caldo che bisognava aspettare qualche minuto prima di mangiarlo e ognuno aveva la propria farcitura preferita. Da bambino sceglievo sempre crema e amarena, anche se allora l'amarena non mi piaceva molto. Oggi è diventata una delle prime cose che cerco. Forse anche i gusti, proprio come le persone, crescono con il tempo.

Il cornetto ischitano è diverso da tanti altri cornetti che puoi trovare in Italia. Ha un impasto ricco, una consistenza tutta sua e una tradizione che continua a essere tramandata da generazioni di pasticcieri. Ogni laboratorio custodisce piccoli segreti e ogni ischitano è convinto di conoscere quello migliore. È anche questo il bello.

Se dovessi darti un consiglio, non cercare soltanto il cornetto più famoso. Cerca quello appena sfornato. Mangialo ancora caldo, mentre fuori il cielo inizia lentamente a schiarirsi. Ti sembrerà una colazione. In realtà avrai appena concluso una perfetta notte d'estate ischitana.

"Forse è proprio questo il motivo per cui tante persone, tornando a casa, mettono una bottiglia di Rucolino o di Piperna nel congelatore. Non lo fanno soltanto perché è un ottimo liquore da offrire agli amici. Lo fanno perché basta un piccolo bicchiere, servito ben freddo dopo cena, per tornare con la mente a una passeggiata sul lungomare, a un tramonto sul mare o a una tavola condivisa con le persone giuste.

Ed è in quel momento che ci si accorge di una cosa."

Più che una cucina, un modo di vivere

Se sei arrivato fino a qui, probabilmente avrai capito che questa non voleva essere una semplice guida su cosa mangiare a Ischia. Sarebbe stato facile limitarsi a consigliarti il coniglio all'ischitana, gli spaghetti alle vongole o il vino da abbinare al pesce. Ma Ischia non si racconta attraverso un elenco di piatti. Si racconta attraverso le persone che li preparano, le famiglie che continuano a tramandare le ricette, i pescatori che ogni mattina escono in mare e gli agricoltori che aspettano con pazienza il momento giusto per raccogliere i frutti della loro terra.

Qui il cibo non è mai stato soltanto un modo per sfamarsi. È un modo per accogliere. Se entrerai in una casa ischitana, difficilmente qualcuno ti chiederà se hai fame. Ti farà sedere, ti metterà un piatto davanti e, quando penserai di aver mangiato abbastanza, arriverà immancabilmente la frase che ogni nonna o mamma dell'isola ha pronunciato almeno una volta nella vita: "Prendine ancora un po'." Non è insistenza. È affetto. È il modo più semplice che abbiamo per dirti: "Qui sei il benvenuto."

Forse è questo il ricordo più bello che porterai via da Ischia. Non soltanto il sapore del coniglio della domenica, il profumo del pane e pomodoro, una Zingara mangiata con gli amici, un cornetto ancora caldo o un bicchierino di Rucolino servito ghiacciato. Porterai con te il tempo trascorso intorno a una tavola, le risate, le conversazioni che sembravano non finire mai e quella sensazione, sempre più rara, di non avere fretta.

Perché a Ischia il tempo ha ancora un valore diverso. Ci si siede a tavola senza guardare continuamente l'orologio, si aspetta che il sole tramonti, si brinda, si raccontano storie e si resta insieme ancora qualche minuto, anche quando la cena è finita da un pezzo.

Se un giorno, tornando a casa, ti capiterà di strofinare uno spicchio d'aglio su una fetta di pane, di aprire una bottiglia di Biancolella, di servire un bicchierino di Rucolino agli amici o semplicemente di sentire il profumo di un pomodoro maturo d'estate, spero che per un istante tu possa tornare con la mente qui, tra il mare, le vigne e le tavole di Ischia.

Perché, in fondo, non volevo soltanto raccontarti cosa mangiare.

Volevo raccontarti un'isola.

E se un giorno deciderai di tornare, sono sicuro che scoprirai che il ricordo più bello non era soltanto quello che avevi lasciato qui. Era anche quello che Ischia aveva conservato per te.

Una nota di Gabbiyaah

Questa guida nasce dai ricordi di una vita trascorsa a Ischia. Dalle domeniche in famiglia, dalle estati infinite, dalle notti concluse con un cornetto ancora caldo, dai pranzi preparati da mia madre e da mia nonna, dai racconti ascoltati a tavola e dall'amore per un'isola che continuo a scoprire ogni giorno.

Non ho voluto scrivere la classica guida che ti dice semplicemente cosa ordinare. Ho cercato di raccontarti il motivo per cui certi piatti sono così importanti per noi, perché alcune ricette continuano a essere preparate nello stesso modo da generazioni e perché, a Ischia, il cibo è sempre stato molto più di quello che arriva nel piatto.

Spero che queste pagine ti abbiano fatto conoscere non solo i sapori dell'isola, ma anche il suo carattere. E se, durante il tuo viaggio, ti fermerai qualche minuto in più davanti a un tramonto, ti siederai a tavola senza fretta o ti lascerai consigliare un piatto del giorno invece di cercare quello più famoso, allora questa guida avrà raggiunto il suo scopo.

Ci vediamo a Ischia.

Gabbiyaah


Domande Frequenti

Qual è il miglior ristorante di Ischia?

Non esiste una risposta valida per tutti. Dipende dall'esperienza che desideri vivere. C'è chi cerca una terrazza affacciata sul mare per una cena romantica, chi vuole assaggiare il vero coniglio all'ischitana e chi preferisce un ristorante dove il protagonista sia il pescato del giorno. Il consiglio è scegliere il locale in base al momento che vuoi ricordare, non soltanto in base alle recensioni.

Dove mangiare il vero coniglio all'ischitana?

Il coniglio all'ischitana è uno dei simboli della cucina dell'isola. Lo trovi in molti ristoranti tradizionali, ma le versioni più autentiche sono spesso quelle preparate seguendo le ricette tramandate dalle famiglie ischitane, con una cottura lenta e pochi ingredienti capaci di esaltare il sapore della carne.

Dove mangiare pesce fresco a Ischia?

Se ami il pesce, scegli un ristorante che propone il pescato del giorno. A Ischia il menu cambia spesso in base a ciò che il mare offre e proprio questa stagionalità è uno degli aspetti più affascinanti della cucina locale.

Dove cenare con vista sul tramonto a Ischia?

La costa occidentale dell'isola regala i tramonti più spettacolari. Le zone di Forio, Citara e San Francesco sono tra le più apprezzate da chi desidera cenare guardando il sole scendere direttamente nel mare.

Quali sono i piatti tipici da assaggiare a Ischia?

Se è la tua prima visita, ti consiglio di partire da alcuni grandi classici della tradizione: il coniglio all'ischitana, gli spaghetti alle vongole, una frittura di paranza preparata con il pescato del giorno, la Zingara e il cornetto ischitano. Sono piatti diversi tra loro, ma raccontano perfettamente la storia e l'identità dell'isola.

Dove mangiare spendendo poco a Ischia?

Mangiare bene a Ischia non significa necessariamente spendere molto. Trattorie, piccoli ristoranti di famiglia, agriturismi e locali frequentati dagli abitanti dell'isola offrono spesso un ottimo rapporto qualità-prezzo, soprattutto scegliendo i piatti del giorno e i prodotti di stagione.

È necessario prenotare un ristorante a Ischia?

Durante l'alta stagione, soprattutto tra giugno e settembre, è consigliabile prenotare con qualche giorno di anticipo, in particolare se desideri un tavolo vista mare o vuoi cenare al tramonto.

Qual è il periodo migliore per vivere la cucina di Ischia?

Ogni stagione ha i suoi sapori, ma giugno e settembre rappresentano probabilmente il periodo ideale. L'isola è meno affollata rispetto ad agosto, il clima è piacevole e ristoranti, mercati e pescatori offrono ancora il meglio dei prodotti locali.

Qual è il consiglio che darebbe un ischitano a chi visita l'isola per la prima volta?

Non cercare semplicemente il ristorante con la valutazione più alta. Cerca il luogo che meglio si adatta al momento che vuoi vivere. A volte il ricordo più bello nasce da una cena semplice, condivisa con le persone giuste, davanti al mare.